Da qualsiasi lato ci giriamo nel mondo del web marketing sentiamo parlare di Native Advertising. Molti la definiscono la nuova frontiera dell’advertising, il non plus ultra della pubblicità, il punto di non ritorno. Ma cos’è in realtà questa Native Advertising? Quando ne parliamo facciamo riferimento ai contenuti. Contenuti di qualità, validi e utili per gli utenti e che vanno a inserirsi perfettamente nel quadro in cui sono inseriti, assumendo le forme più svariate, dalle semplici immagini ai post sponsorizzati sui social network fino agli articoli sponsorizzati. La caratteristica di questa pubblicità è che… non sembra una pubblicità. I contenuti e i post si integrano al social network o alla piattaforma in cui compaiono e gli utenti non li percepiscono come invasivi o fuori luogo. Anzi, molti studi riportano un aumento delle visite, del traffico e delle conversioni generati mediante Native Advertising e, più in generale, Content Marketing: mentre il Display Advertising viene evitato o bloccato a priori, i contenuti sponsorizzati e veicolati in questo modo vengono visualizzati il 50% delle volte in più proprio perché sembrano dei contenuti in linea con quanto di loro interesse. Infatti, alla base di un’operazione di questo tipo vi è un’attenta profilazione degli utenti in modo da presentare contenuti appetibili che potrebbero attirare like e conversioni. Non è raro trovare dei sondaggi sui social network, per esempio su Instagram, che permettono di indicare delle preferenze e i contenuti che sono ritenuti più interessanti; dall’altro lato, è possibile votare negativamente i contenuti che non sono interessanti in modo da evitare di visualizzarli in seguito. Ma una strategia di questo tipo è realmente così innovativa?

Native Advertising: a chi serve davvero.

La Native Advertising è un’ottima opportunità se inserita in una strategia di marketing multicanale. Questo perché permette di fondare la pubblicità sul contenuto, che da sempre in ambito web marketing la fa da padrone. Costruendo un piano editoriale ad hoc e proponendo dei contenuti che siano effettivamente interessanti per gli utenti si avrà una strategia vincente che genererà un ritorno non indifferente in termini di visualizzazioni, visibilità e conversioni. La Native Advertising permette al brand di essere presentato sotto forma di contenuto editoriale: non si utilizza più la pubblicità nuda e cruda del brand e del prodotto, la si inserisce in un contenuto interessante presentato sotto forme diverse che si innesta nel vostro social network preferito. Chi ha mai mostrato particolare fastidio per l’immagine di un mare cristallino e di una spiaggia deserta mentre si scorre la home di Instagram? Nessuno e probabilmente sarà scattato anche il like automatico. Potrebbe sembrare un post di uno dei profili seguiti e successivamente si scopre che si tratta, in realtà, di un’agenzia di viaggi: ecco un chiaro esempio di quanto valido riesca a essere un annuncio di tipo native. Il contenuto piace all’utente e decide di non etichettarlo come spam. La Native Advertising riesce a riprendere le strategie del Content Marketing dal quale parte e gli dà nuova luce. Se da una parte può essere considerata the new advertising, dall’altra si ritorna a dei principi che sono fondamentali: interessare l’utente, non appesantirlo con dei banner pubblicitari che ormai sono obsoleti, attrarlo fino a fidelizzarlo. Una pubblicità native è adatta a qualsiasi azienda o brand purché si abbia la voglia di investire concretamente sul contenuto, cercando di volta in volta il formato più adatto al social network, ma anche al pubblico stesso, e ponendosi obiettivi realistici e perseguibili. E voi, avete già inserito la Native Advertising nella vostra strategia di marketing?