I Millennial vengono citati spesso come IL target per eccellenza. Hanno tra i 18 e i 38 anni, sono a loro agio con gli acquisti su internet, aperti alla possibilità di scoprire nuovi marchi e di provare nuovi prodotti. Ma è proprio tutto vero? La pubblicità nativa è davvero quella più efficace? Come procedere concretamente? Una volta letto questo articolo, questo argomento non avrà più segreti per te!

Chi sono davvero i Millennial?

La generazione del millennio è costituita dalla fetta di popolazione nata fra il 1980 e il 2000. È composta da persone cresciute nell’emergenza e nella democratizzazione di internet, e che pertanto sono completamente a loro agio con questo media: passano giornate intere connessi, e effettuare acquisti online è per loro di una facilità intuitiva. Il target perfetto per eccellenza, in teoria.

I millennial sono dei digital native. Sono i più propensi ad effettuare acquisti online, ma non tollerano le interfacce bancali o tempi di caricamento troppo lunghi. (Copyright foto: Pixabay, Pexels)

I digital native sono sempre alla ricerca di novità. Ovvero, accetteranno volentieri di provare il tuo prodotto, ma non esiteranno a rivolgersi alla concorrenza se ne vale la pena. È difficile fidelizzare questi ingrati Millennial, ed ecco perché i marchi sono costretti a garantire un afflusso continuo di nuovi clienti, con investimenti marketing ininterrotti.

La pubblicità nativa, il canale da privilegiare

I Millennial non hanno conosciuto l’abbondanza del trentennio glorioso segnato dal boom economico, e pertanto hanno una visione meno ottimistica della società capitalista, di cui non esitano a rimettere in discussione gli ”ideali”. Proprio da questa attitudine è stato tratto il soprannome “Generazione Y” (la lettera Y si pronuncia why in inglese). Si considerano ermetici alle pubblicità tradizionali (anche se non è poi così vero) e sono i più propensi a installare un ad-blocker sul loro navigatore internet. Secondo eMarketer (2017), il 41,1% dei Millennial utilizzano un ad-blocker per smartphone, mostrando chiaramente che è la fetta della popolazione più incline a far ricorso a questo strumento, oggetto di numerose controversie.

I Millennial hanno la fissa dello smartphone, al punto che la pubblicità display, che non ha saputo adattarsi a dovere a questo supporto, fa ancora più fatica a produrre gli effetti voluti su di loro. (Copyright foto: Linkedin Sales Navigator, Pexel)

E infine, sono sempre connessi ma mai disponibili. Ecco perché è la loro attenzione ad essere il nervo della guerra. E per catturarla, la strategia migliore consiste nell’inserirsi nativamente nel loro consumo di contenuti, sia sui social che sui blog.

Puntare sul marketing di influenza per una strategia vincente

Il Marketing di Influenza è, insieme al search e ai social, uno dei maggiori segmenti della pubblicità nativa. È inoltre molto probabilmente quello che ha più impatto sui Millennial! Questi ultimi sono più inclini ad affidarsi alle raccomandazioni di un coetaneo che non a un link anonimo sponsorizzato su Facebook o trovato fra i risultati di ricerca di Google. Un sondaggio operato da Zine ha mostrato chiaramente che addirittura il 15% dei millennial si autodefiniscono influenzabili, assumendolo completamente, contro solamente il 7% della generazione seguente (ancora adolescenti), e un ridicolissimo 0,3% della generazione precedente (Generazione X).

Un esempio ancora più eloquente è quello degli articoli sponsorizzati, considerati da quasi tutti i visitatori di siti di intrattenimento come capaci di migliorare globalmente la loro esperienza di utilizzatore (fonte: IAB / Edelman Berland). Appare dunque chiaro che il marketing di influenza non si limita ad Instagram, ma concerne anche siti influenti e altri blog specializzati.

I blog arrivano primi sulla classifica delle piattaforme più efficaci per il Marketing di Influenza (Copyright grafico: Business 2 Community. Fonte: Tomoson)

Identificare la tua nicchia di Millennial

Scegliere i Millennial come target sarebbe un passo falso. Infatti, questa fetta demografica è troppo ampia per poter costituire un target pertinente. A meno di avere a disposizione un budget marketing di diversi milioni di euro, far arrivare il proprio messaggio a tutta una generazione è pura illusione. La tua campagna di marketing sarà efficace solamente se sarai in grado di definire precisamente un target pertinente, e i Millennial non lo sono. Sarebbe come voler mirare “gli adolescenti”, senza specificare. Va tenuto conto inoltre che un giovane di 18 anni non ha assolutamente lo stesso profilo né lo stesso potere d’acquisto (!) di un ragazzo di 35. Insomma, la categoria “Millennial” contiene un gran numero di sottocategorie tutte diverse fra loro, e pertanto non costituisce assolutamente un target omogeneo.

Adesso ti starai spazientendo e starai pensando: “Ma allora, perché sto a perdere tempo su questo articolo, se scegliere i Millennial come target non serve a nulla?”. Se ti può rassicurare, ti stai avvicinando all’obiettivo, ma va aggiustato leggermente il tiro. La vera strategia di posizionamento consiste innanzitutto nell’identificare una nicchia di Millennial. Per fare questo, ti consigliamo di utilizzare questi criteri: sesso, età, mercato, CSP, interessi, scopi, etc. Ad esempio: giovane urbano alla moda, 18-25 anni, di sesso maschile, appassionato di sport, potere d’acquisto forte. Questa è una nicchia.

Ogni nicchia possiede le proprie caratteristiche specifiche

Diffida delle ricette semplicistiche per avere dell’impatto sulla generazione dei Millennial, come il ricorso sistematico a Instagram (lo abbiamo già visto). Ogni nicchia di Millennial è diversa. Alcuni segmenti di Millennial detestano Instagram (ed è comprensibile), invaso dai selfie, dai bot e dagli inserimenti di prodotti. Inoltre, se i Millennial sono principalmente connessi la mattina al risveglio e la sera prima di addormentarsi, ciò non significa che per forza la pubblicazione del contenuto va programmata per quelle ore. Infatti, in quelle bande orarie, la concorrenza è spietata. È possibile che la tua nicchia sia più disponibile in orari più pertinenti, come ad esempio il sabato pomeriggio se sei un marchio di birre e che desideri stimolare il consumo la sera stessa.

(Copyright: Elevate, Pexels)

Fai in modo da valutare bene la piattaforma su cui andrà diffuso il contenuto nativo. Nativo significa che il contenuto promozionale deve avere lo stesso look and feel rispetto al resto del contenuto del supporto utilizzato. Ciò implica la necessità di abituarsi alle piattaforme in questione, social o blog che siano.

La trasparenza come imperativo necessario

Ultima cosa, ma non per questo meno importante: non cercare di ingannare i Millennial. Conoscono alla perfezione tutti i risvolti delle strategie di marketing attuali, troppo bene per farsi abbindolare. E non ti perdoneranno il minimo tentativo di imbroglio, che potrebbe anzi finire col portarti pregiudizio anche sul lungo termine, essendo i Millennial particolarmente affezionati alle dinamiche dei litigi e alla denuncia sistematica del minimo scandalo. Ecco perché è primordiale certificare correttamente il proprio marchio.

I social permettono di far mostra di qualsiasi partenariato in modo chiaro. Per quanto riguarda i blog uno standard fisso non esiste, ma l’appellazione “articolo sponsorizzato” è quella più comunemente accettata, in quanto se presente nessuno potrà sospettare tentativi di dissimulazione di pubblicità da parte tua. Uomo avvisato mezzo salvato!