Tenere un blog è un’attività dispendiosa in termini di tempo e energie, per non parlare dei costi legati all’hosting. È dunque legittimo preoccuparsi di come compensare i propri investimenti, cercando di ricavarne un minimo di guadagni per arrotondare lo stipendio di fine mese. In sé è un’ambizione bella e legittima, ma come fare per concretizzarla? La prima arma a cui viene da pensare automaticamente è la pubblicità. Inserire qualche banner e lasciare che i soldi ti piovano addosso sarebbe la strategia perfetta, ma è sconnessa dalla realtà del web. Riuscire a trarre profitti dal proprio blog non è un’impresa facile, e potrebbe anzi addirittura rivelarsi un’esperienza improduttiva. Ecco il perché:

Il fenomeno degli ad blocker

Iniziamo da un principio di base: prima di riuscire a generare guadagni interessanti a partire da attività pubblicitarie, occorre un traffico enorme. Google Adsense, il servizio più in vista, retribuisce ogni click in generale intorno ai 0,50 €. È una cifra che varia a seconda del blog in questione, ma diciamo che è una media piuttosto ottimistica (potrebbe essere ancora di meno). Comunque sia, anche con un indice di click dello 0,1% (ovvero 1 visitatore su 1000 clicca sul tuo banner), il calcolo si rivela rapido e doloroso. Con 1000 visitatori al giorno, generando un click, guadagni 0,50 €. Il bottino sarebbe di non più di 15 € al mese. Sicuramente abbastanza per offrirti un menù da Mc Donald’s (magari con dessert!), ma non di più.

Anche se godi di un’audience rispettabile, le possibilità che gli introiti pubblicitari rimborsino i costi inerenti alla gestione del tuo blog, del dominio e dell’hosting, sono minime, per non dire inesistenti. (Copyright foto: Rawpixel, Pexels)

10 000 visitatori unici al giorno? Ammettiamo che tu sia una figura di riferimento nel tuo campo: il tuo blog riscontra un grande successo. Gli introiti pubblicitari arrivano fino ai 150 €. Non è molto, ma è il massimo immaginabile. Infatti, questo è un calcolo unicamente applicabile alla realtà di qualche anno fa. Nel frattempo, gli ad blocker di pubblicità si sono ampiamente diffusi. Il 30% della tua audience possiede AdBlock Plus o un software equivalente. Oramai non ti è più possibile monetizzare più del 70% del tuo traffico. I tuoi introiti sono ormai a dir poco magri.

Privilegiare l’esperienza dell’utente

Ti resta dunque il 70% del tuo traffico da monetizzare. Allora perché mai fare ricorso a un unico banner, quando ne puoi inserire 2, 3 per pagina, a destra, in alto, a sinistra? E anche se non è possibile guadagnare più di 50€, è pur sempre meglio di nulla, non è vero? Sarà abbastanza per pagare l’hosting, i cui costi sono in continuo aumento! Ok. Ma dimentichi che nulla in questo mondo è assoluto, tutto è relativo. Infatti, se questo banner ti permette di guadagnare qualche soldino, può anche rovinare la presentazione e l’estetica del tuo blog. Alcuni internauti odiano la pubblicità, e a maggior ragione quando si tratta di retargeting. 8 francesi su 10 dichiarano “detestare” i banner pubblicitari. Rischi dunque di perdere un certo numero di visitatori fedeli solo per un magrissimo introito. Ne vale la pena? Questo lo sai solo tu, ma diciamo che matematicamente questo è un sistema che rischia di ridurre ancora di più il potenziale remuneratore del tuo traffico.

Questo internauta è appena arrivato sul tuo blog. È già esasperato dai banner pubblicitari! (Crédit photo : Ti Gouw, Pexels)

Ti ricordiamo inoltre che un banner rappresenta un’efficacissima porta di uscita dal tuo blog…è come se un negozio facesse lampeggiare un’insegna che dirigerebbe tutti i visitatori verso il negozio vicino. È una strategia un po’ assurda, non credi?

L’impatto sul tempo di caricamento

Lo sai che il 47% degli internauti si aspettano una velocità di caricamento per una pagina web di circa massimo due secondi? Se il tuo sito non si carica entro tre secondi, il 40% degli internauti faranno dietro front (fonte: Akamai.com). Il tempo è prezioso, e gli internauti, soprattutto i Millennial, sono particolarmente impazienti.

È stato provato (articolo in inglese), che un banner pubblicitario di tipo Adsense rallenta la visualizzazione del tuo sito web. È così anche per i widget di condivisione (per visualizzare i bottoni FB, Twitter, etc.), ma questi sono indispensabili.

Il tuo sito impiega qualche secondo per caricarsi? Attento, una velocità di visualizzazione troppo bassa rischia di dissuadere numerosi internauti nel proseguimento della visita! (Copyright foto : Chris Liverani, Unsplash)

Se questo banner antiestetico indica mezzo secondo di caricamento in più, chi sa che effetto questo potrebbe avere sul lungo termine sulla tua audience? E non è tutto.

Pensare “mobile friendly”

Esperienza dell’utente degradata, rallentamento del tempo di caricamento: se queste ragioni sono valide su un computer, lo sono a maggior ragione su uno smartphone! Le dimensioni ridotte dello schermo rendono ogni banner ancora più intrusivo (e fastidioso in quanto spesso lo rendono quasi illeggibile), la connessione 3G / 4G significa un debito più debole e dunque il minimo rallentamento a livello del caricamento può diventare anch’esso fonte di fastidio. Per quanto riguarda gli ad blocker di pubblicità, sono ormai comunemente diffusi quelli adattati al formato mobile: in Francia, il 20% degli internauti su smartphone sarebbero equipaggiati.

I Millennial tendono a preferire la navigazione su smartphone. Attenzione a ottimizzare l’esperienza mobile sul tuo blog! (Copyright foto: Bruce Mars, Pexels)

Se fai lo sforzo di proporre un design responsive, adatto agli schermi anche più piccoli, non rovinare tutto con un banner antiestetico…Soprattutto se la tua audience è piuttosto giovane (e dunque essenzialmente mobile, come volevasi dimostrare).

Dare la priorità ai metodi non intrusivi

Allora, tutto questo vuol dire che sei condannato a tenere un blog per pura passione senza guadagnarci nulla? La risposta è no. Esistono ben altri modi molto più saggi di monetizzare la tua audience, primi fra i quali:

  • Vendere l’accesso ai tuoi contenuti
  • L’affiliazione senza intermediario
  • L’apporto di lead per i marchi
  • Le piattaforme di articoli sponsorizzati come getfluence.com

Vuoi saperne di più? Tutti questi punti sono sviluppati in dettaglio in questo articolo: come fare per monetizzare un blog senza perderci giornate intere. Promesso, non diremo una parola sui banner pubblicitari!