Il termine di pubblicità nativa è ancor’oggi relativamente sconosciuto, e la distinzione fra questo ed altri concetti simili non è ancora chiara per tutti. È tuttavia un formato pubblicitario che sta diventando inevitabilmente il più popolare di tutti. È infatti capace di offrire numerosi vantaggi e soluzioni efficaci, per i marchi che desiderino una migliore visibilità su internet. Ma allora, quali sono i diversi tipi di Native Advertising e in cosa consiste?

Che cos’è il Native Advertising?

Il Native Advertising è un concetto di marketing digitale abbastanza recente. In italiano si parla di pubblicità nativa. L’obiettivo di questo tipo di pubblicità è quello di fondersi naturalmente all’interno dei contenuti. È un formato che deve combinare una serie di veri e propri contenuti con pubblicità di annunciatori, senza pertanto rovinare l’esperienza dell’internauta. L’unico modo per farlo è cercare di rendere più naturale e fluido possibile il passaggio tra pubblicità e contenuti originali, al punto da complicare l’identificazione e la distinzione dei contenuti pubblicitari rispetto a quelli che non lo sono. La legge impone oramai di chiarificarne l’identificazione, in particolare con l’obbligo di apporre la menzione di “articolo sponsorizzato” o di “in partenariato con”. Ecco perché la sfida della pubblicità nativa è quella di trasmettere all’internauta un valore aggiunto: creare un contenuto divertente o informativo pur sempre trasmettendo un messaggio pubblicitario è possibile.

Fare ricorso esclusivamente alla pubblicità display è sconsigliato, tenuto conto dell’abbassamento dell’efficacia di questo formato di pubblicità digitale (copyright foto: Simon Launay, unsplash).

La ragione principale dello sviluppo della pubblicità nativa è il ROI deludente constatato per la pubblicità display, che ha oramai raggiunto i suoi limiti. L’uso eccessivo delle forme classiche della pubblicità (pop-up, banner, video, etc.) ha causato l’imperversare del Banner blindness, ormai ampiamente diffuso tra gli internauti, che tendono ad occultare in massa questo tipo di pubblicità. Per di più, la diffusione massiccia degli Ad Blocker, che sono estensioni dei navigatori in grado di bloccare questo tipo di pubblicità, segna la fine del display.

Ecco perché il Native Advertising è diventato la soluzione ideale per gli annunciatori, come spieghiamo in dettaglio in un articolo precedente. Ritroviamo questo tipo di pubblicità in siti con contenuti redazionali importanti. In genere si tratta di blog, riviste e siti di informazioni, raggruppati sotto la denominazione di “media influenti”. Per un annunciatore, il criterio principale consiste nel sapere se il mezzo di informazione è popolare, ma soprattutto se i lettori del media in questione corrispondono al suo gruppo target. È una forma di pubblicità particolarmente diffusa sui social (Twitter, Facebook, Instagram, etc.) che è stata adottata dalla maggior parte dei giornali quotidiani e delle riviste in Francia (siti dei giornali Le Monde, Le Figaro oppure Libération, primi fra tutti).

La pubblicità nativa riguarda i social ma anche i siti delle riviste e dei giornali (copyright: Kaboompics, Pexels).

I diversi tipi di pubblicità nativa

La pubblicità nativa utilizza diversi tipi di formati, che presentano una forte integrazione al sito. Possiamo citare innanzitutto l’“In-feed”, che implica l’integrazione completa all’interno del flusso (feed) e comprende tre categorie distinte…

L’In-feed sociale: ovvero presente sui social. Comprende le pubblicità direttamente integrate nel flusso, ed è adatto anche al formato mobile. È un tipo di pubblicità che concerne la stragrande maggioranza dei social (Facebook, Instagram, Twitter, IGTV, etc.).

L’In-feed editoriale: si tratta generalmente di qualsiasi contenuto originale – in particolare articolo sponsorizzato o video. Va perfettamente integrato al resto del sito, riprendendone i segni distintivi e la grafica. Si tratta senz’altro del formato pubblicitario più sottile, e pertanto, secondo molti il più efficace.

L’In-feed esterno: si tratta di un elemento integrato al contenuto, che ridirige verso un sito esterno – nella maggior parte dei casi quello dell’annunciatore.

Il Promoted Listing: è una valorizzazione di offerte commerciali, su siti di vendite (come ad esempio eBay), comparatori di prodotti (tra i quali il sito Lesnumériques o articoli di riviste specializzate). Cliccando, l’internauta viene rinviato verso la scheda prodotto del sito dell’annunciatore.

I moduli di raccomandazione: sono generalmente inseriti in un sito di informazioni integrate al resto del contenuto editoriale, e rimandano verso altri articoli che potrebbero interessare l’internauta, che potrebbero anche essere pubblicità.

Il Native Advertising può inoltre migliorare un’immagine di marchio e contribuire a mantenere un rapporto di fiducia con i lead e i clienti. (Copyright: Studio Republic, Unsplash).

Il primo vantaggio della pubblicità nativa per un annunciatore è senza dubbio la visibilità. Ma la pubblicità nativa contribuisce anche a rinforzare l’immagine di marchio e la fiducia dei consumatori. È un supporto ben più affidabile e rassicurante per un prospect, un internauta. Si potrebbe pensare che il Native Advertising è semplicemente la versione digitale di una pubblicità informativa. Ma sussiste pur sempre una differenza fondamentale: il tema di una pubblicità informativa è il marchio stesso, mentre la pubblicità nativa, ad esempio con un articolo sponsorizzato, deve parlare in primo luogo di altro (e il marchio va tenuto in secondo piano).

Per realizzare una campagna di Native Advertising è essenziale trovare i partner giusti e i media adatti. La piattaforma getfluence.com esiste proprio per questo, e per aiutarti a procedere nel miglior modo possibile. Non dimenticare che è importantissimo creare branded content di qualità. Infatti, più la pubblicità è inserita in un ambiente qualitativo, più ne risulterà apprezzabile. La pubblicità nativa e la creazione di contenuti (il branded content) sono quindi due pratiche complementari.