I marchi si avvalgono sempre più spesso dei servizi degli influencer per i lanci di nuovi prodotti o semplicemente per mirare a determinati target. Esistono numerose norme di collaborazione e di remunerazione. Questo, fino a poco tempo fa, era un punto di cui si tenedeva a non parle. Vista pero’ l’importanza sempre crescente del marketing di influenza per la comunicazione online, la remunerazione si è progressivamente democratizzata. I marchi, tuttavia, rifiutano ancor’oggi di pagare blogger e influencer.

Collaborare gratuitamente con un marchio per il prestigio

All’occasione della Fiera dell’E-Marketing Parigi 2018, diversi responsabili marketing di marchi famosi hanno presentato le loro strategie di analisi dei social media, e di collaborazione con gli influencer. Michelin ad esempio, ha sviluppato la sua strategia di azione intorno al lancio del suo nuovo prodotto: lo pneumatico connesso. Abbiamo pero’ scoperto anche che gli influencer che hanno lavorato sul progetto non sono stati remunerati.

Un altro gigante europeo, presente alla fiera, ha anch’esso realizzato un partenariato con diversi influencer senza remunerarli: si tratta di Adidas. A segnalarlo è stato un articolo di emarketing.fr. Gli influencer selezionati hanno potuto comunque avere accesso ai prodotti al fine di provarli prima di tutti, ma con l’unico scopo di ottenere il loro avviso in proposito al fine di migliorare il prodotto. In cambio, gli influencer hanno ricevuto una serie di prodotti in “regalo”.
Il fatto che gruppi di spicco, con budget per la comunicazione importanti, decidano deliberatamente di non remunerare gli influencer, ci interpella. Soprattutto quando questi ultimi permettono di offrire ai marchi in questione una visibilità non da poco per il lancio dei loro nuovi prodotti (diffusione sui blog, social media, etc.) e per di più li aiutano a migliorarla partecipando attivamente al processo di ideazione. Non dimentichiamo che il ROI medio del marketing di influenza è di circa 9 dollari per ogni dollaro investito nel processo. È quindi una mossa particolarmente vantaggiosa per qualsiasi impresa.

I marchi offrono in genere una serie di prodotti come moneta di scambio per i servizi degli influencer, ma spesso questo non corrisponde realmente alla mole di lavoro da questi effettuato. (Copyright foto: Pixabay, Pexels)

[/caption]Il fatto di essere selezionato o avvicinato da un marchio prestigioso può rappresentare per il blogger una fonte di legittimità o una sorta di onore: gli inserzionisti contano proprio su questo incentivo per indurli a rinunciare a remunerazioni reali. Troppo spesso, i marchi pretendono di non avere il budget necessario e puntano sul fatto che l’influencer accetterà comunque, in fin dei conti, un regalo in cambio. Ciononostante, non si può negare che si tratti di un trattamento ingiusto, in quanto l’influencer o il blogger investe tempo, lavoro e mezzi propri nel progetto.

Questa questione spinosa è stata recentemente trattata dal giornale Le Monde in un articolo in cui alcuni influencer del mondo della moda spiegano che i marchi prestigiosi cominciano a retribuire i blogger, in più dei regali e degli inviti agli eventi select. La celebre influencer Veronica Heilbrunner aggiunge:  “Non posso mica pagare le tasse con una borsetta”.

Il principio dello scambio commerciale

Molti influencer sono giovani, lavorano duro e spesso gratuitamente, puntando sul fatto che investirsi anche gratis potrebbe rivelarsi un investimento vantaggioso sul lungo termine. I micro-influencer sono in genere più facili da convincere. Ma lavorare per un inserzionista o per un marchio deve semplicemente limitarsi a uno scambio commerciale. La regola dovrebbe imporre una remunerazione per ogni creazione di contenuto.

Qualsiasi partenariato con un marchio dovrebbe essere considerato come un vero e proprio scambio commerciale, in quanto qualsiasi creazione merita il giusto compenso. (Copyright foto: Pixabay, Pexels)

[/caption]Ma ancora l’obiettivo è lontano. Le pratiche dubbiose e irrispettose del lavoro degli influencer sono purtroppo ancora tropo diffuse. Come rivela la blogger Janis sul suo blog pubblicando una proposta di collaborazione da lei ricevuta:  “Salve, ci piacerebbe collaborare con Lei. Le proponiamo di fare la pubblicità del nostro prodotto sul suo blog e sui social, in cambio di una riduzione del 50% su tutti i nostri prodotti”…

In tal caso non si tratta neppure di lavorare gratis, ma addirittura di pagare! I marchi hanno la memoria corta, e dimenticano un po’ troppo facilmente che gli influencer devono far fronte a una serie di spese (hosting, materiale informatico, macchina fotografica, videocamera, etc.), senza contare la creatività e il tempo consacrato a sviluppare un blog che sia capace di crearsi intorno una community attiva e coinvolta. L’autore del blog All & CO ha anch’egli espresso il suo disappunto su Twitter:

Le scadenze dei pagamenti sono anch’esse un elemento importante, soprattutto tenuto conto del fatto che il 90% degli influencer guadagnano all’incirca 5.000 euro all’anno grazie a partenariati con i marchi, il che significa che si tratta i genere di un’attività secondaria per la maggior parte di essi. Attualmente esistono numerosi esempi simili a questo di pratiche riprovevoli che sono spesso identificabili fin dalla presa di contatto, come abbiamo visto recentemente nel nostro articolo in merito alle faux pas en matière de relation avec les influenceurs. 

Ecco perché può rivelarsi interessante lavorare con agenzie o piattaforme. È qui che entrano in gioco piattaforme come getfluence.com, che propone che propone a tutti i web editor partenariati remunerati, offrendo allo stesso tempo una formula di accompagnamento e garantendo pagamenti rapidi.

(BONUS) I migliori tweet

Un blogger o un influencer professionista è spesso combattuto fra il desiderio di soddisfare i partner e quello di rispondere prima di tutto alle aspettative della sua community, pur sempre cercando di guadagnarsi da vivere. Qualsiasi partenariato con un marchio dovrebbe essere oramai considerato come uno scambio commerciale come un altro, e in quanto tale essere remunerato come qualsiasi altro.