Contrariamente alla pubblicità online o la SEO, entrambi vecchi quasi quanto internet, il Marketing di Influenza è un canale relativamente nuovo del marketing online, e molte imprese stanno iniziando progressivamente a interessarvisi. Se fai parte di queste, ecco i 6 errori più frequenti in materia. Grazie a questo articolo, potrai evitarli facilmente, e massimizzare le opportunità di successo della tua prossima campagna!

Errore n.1: concentrarsi esclusivamente su Instagram

È l’errore più frequente: credere che il marketing di Influenza sia per forza sinonimo di Instagram. Di fatto, il social improntato sulle immagini monopolizza i budget.  La concorrenza è spietata, e la piattaforma è all’orlo dell’overdose di pubblicità. Alcuni instagrammer pubblicano un contenuto sponsorizzato ogni due giorni, e il loro pubblico tende a mettere sempre più in discussione l’autenticità di tutte queste raccomandazioni.

Quest’anno Instagram rimane ancora la piattaforma numero uno per gli inserzionisti…a torto o a ragione? (Copyright foto: Adweek – Fonte dati: Hashoff)

Gli influencer in senso lato sono i leader di opinione che potrebbero eventualmente spingere il loro pubblico a comprare. Li possiamo ritrovare non solo su altri social come YouTube o Twitter, ma anche sotto forma di blog. Ancora meglio, essendo questi influencer meno invasi di proposte, il tuo partenariato ha più opportunità di ricevere reazioni positive da parte dei loro abbonati.

Se poi desideri trattare con i blog più influenti del tuo campo, la piattaforma di messa in relazione getfluence.com  è un alleato di prima scelta. E per approfondire la ricerca, ti invitiamo a consultare il nostro ultimo articolo in merito: ” Come identificare e lavorare con i blog influenti “.

Errore n.2: prendere in considerazione solo gli influencer più in vista

Molti marketer fanno di tutto per concludere partenariati con i più grossi influencer del loro settore di attività.  I mega-influencer fatturano qualsiasi partenariato a prezzo d’oro. E vengono assaltati di proposizioni. Anche se riesci a concludere un mercato, non pertanto la tua offerta sarà in grado di distinguersi davvero da tutti gli altri prodotti che l’influencer star promuove.

A seconda dell’obiettivo della tua campagna potrebbe essere giudizioso fare ricorso a dei micro-influencer (meno di 100 000 abbonati). Il partenariato si rivelerà meno costoso e ti offrirà indici di coinvolgimento superiori fino dell’oltre 60%. Anzi, saranno forse addirittura più creativi dei mega, ormai abituati e pertanto spesso meno entusiasti.

Errore n.3: imporre le proprie direttive di marchio a oltranza

Se desideri inquadrare al massimo la tua comunicazione e non accetti nessun tipo di eccezione alle tue direttive di marchio, anche solo aneddotica, in tal caso il Marketing di Influenza forse non è adatto alla tua impresa.

Imporre alcuni limiti all’influencer: si. Cercare di imporre il proprio stile: errore. (Copyright foto: Neonbrand, Unsplash)

Il successo di questo canale consiste nell’autenticità. L’influencer conosce la sua audience e sa proporgli contenuti coinvolgenti. Stabilire una serie di limiti è naturale, come esigere di validare il contenuto prima della pubblicazione. Voler duplicare la tua comunicazione corporate sui canali di influenza è invece contro-produttivo.

Errore n.4: moltiplicare i partenariati “one shot”

Fare una campagna di influenza e passare alla seguente riprendendo tutto dall’inizio? È una possibilità, ma cosi’ facendo rinunci ad applicare gli insegnamenti della tua prima campagna.

Se hai trovato un influencer il cui pubblico si è rivelato particolarmente reattivo al tuo partenariato, in tal caso ti conviene riprodurre la stessa esperienza. Anzi, perché non fare di questo influencer addirittura il tuo Ambasciatore di Marchio? Un partenariato sotto forma di contratto esclusivo o meno. Cerca comunque di spaziare un minimo i post o gli articoli sponsorizzati, per non saturare il pubblico dell’influencer. A lungo termine, un partenariato sarà visto come una garanzia di autenticità per i tuoi target rispettivi.

Errore n.5: nascondere la natura del partenariato

Può tentare, ma è rischioso. Alcuni marchi l’hanno imparato a loro spese. Il youtuber Norman e Ubisoft hanno dovuto fare marcia indietro in seguito alla diffusione di un video promozionale per il gioco Assassin’s Creed, senza che il partenariato venga menzionato. Questo tipo di sotterfugi non solo si sono attirati le critiche degli internauti, ma costituiscono anche un richiamo all’ordine della DGCCRF (ente francese preposto al controllo della concorrenza, del consumo e delle frodi).

Non nascondere mai il vero volto del tuo contenuto sponsorizzato. (Copyright foto: Stokpic, Pexels)

Ti consigliamo di dare sistematicamente la priorità alla trasparenza. Peraltro, sarebbe sbagliato credere che questo tipo di partenariati sono mal visti dall’internauta. Ad esempio, come abbiamo spiegato recentemente in un un post sugli articoli sponsorizzati, l’84 % dei dirigenti sono aperti all’idea del contenuto sponsorizzato, fintanto che questo è utile e di qualità.

Errore n.6: scegliere il modello di compensazione sbagliato

Naturalmente, costa meno compensare un influencer con un prodotto gratuito piuttosto che non in contanti. Cerca di proporre compensi giusti ad ogni profilo sollecitato. In caso contrario, potresti alienarti le simpatie dell’influencer che avevi a mente di sedurre. Per definizione un influencer è un leader di opinione, e trasmettergli una cattiva immagine del proprio marchio è un vero e proprio rischio.

Un compenso puro e duro è spesso la miglior soluzione per pagare un influencer, anche se i marchi in realtà tendono a preferire compensi di altro genere…col rischio di inimicarsi l’influencer. (Copyright foto: Rawpixel, Pexels)

[/caption]Uno studio pubblicato nel 2016 da Altimeter et TapInfluencer (in inglese) mette in guardia prprio su questo: il 72% degli influencer interrogati affermano che i marchi propongono compensi inadeguati. Secondo questo studio è l’errore più grosso che gli inserzionisti potrebbero commettere! Non fare come loro.